Intervista a Paolo Possanzini :: Seconda parte

Seconda parte


Entriamo nel vivo:

  1. Le api fornite da esri si basano fortemente su dojo, un framework distinto da angularjs. come avviene la convivenza tra i due?

La parte più complicata è stata capire il modo migliore per mettere a disposizione di uno sviluppatore angular, alcune logiche di dojo che sono diverse. Una volta scoperta la metodologia adatta, tutto è diventato molto più semplice. In realtà il nostro framework esegue il lavoro di “traduzione” tra i due mondi in modo organico, uniformando le funzioni che esri mette a disposizione attraverso Dojo ad uno sviluppatore angular nel modo in cui lo sviluppatore angular se le aspetterebbe. Una volta fatto questo passaggio che poi in realtà è solo una differenza di alcuni formalismi, lo sviluppatore angular può utilizzare tutte le funzioni di dojo senza però rendersi conto che sta utilizzando un framework differente.

  1. Quale sviluppo futuro è previsto per il framework?

Stiamo implementando le parti dell’ARCGIS Javascript Api che ci sembrano più utilizzate nello sviluppo quotidiano. Alcune parti sono già state portate completamente. Stiamo inoltre inserendo degli automatismi a cui gli sviluppatori angular sono abituati ma che in dojo sono assenti.

Da questo punto di vista angular è molto flessibile.

 Stiamo dando anche una particolare attenzione ad una parte un po’ più di automazione della programmazione : il supporto intellisense (suggerimento della scrittura del codice) all’interno degli strumenti di sviluppo. Questo ci evita di commettere errori in quanto l’ambiente di sviluppo conosce il framework e ci indica dove stiamo sbagliando.

E’ molto importante perché programmando in javascript si ha una grande libertà, ma anche una grande possibilità di commettere errori. Evidenziare le cose che possono non funzionare mentre le stiamo scrivendo semplifica molto il processo.

  1. Quale impatto ha l’uso del framework nel workflow di sviluppo?

La separazione della parte di grafica dalla parte di logica ha degli effetti incredibili sia dal punto di vista della libertà di espressione sia dal punto di vista della velocità.

E’ tutto molto più organizzato e semplice.

  1. Qual è stato il nodo più difficile da sciogliere per far coesistere angularjs e dojo?

La parte più difficile è stata trovare un buon modo per dare la giusta libertà di espressione in punti in cui DOJO prevede formalismi diversi. Abbiamo dovuto studiare bene alcuni internals di angular e del framework ESRI in particolare per raggiungere il risultato voluto. La parte su cui stiamo puntanto attualmente l’attenzione è sempre legata all’espressività di programmazione ma non sulla parte HTML ma sulla parte di logica di business.

  1. Nel framework angular c’è tutto il necessario o comunque, in alcuni frangenti, si fa uso di jquery?

Angular include una versione ridotta di JQuery, viene utilizzato internamente per manipolare il DOM. solitamente non è necessario ricorrere a JQuery, lo sviluppatore angular ha così tanti strumenti che è spesso inutile fare ricorso a JQuery in modo esplicito.

L’unica motivazione valida è la necessità di utilizzare un plugin non sviluppato per angular.

  1. Si fa uso dello spazio di archiviazione del browser? Se si perché?

A volte si fa uso dello spazio del Browser.Si utilizza tipicamente per mantenere alcuni dati dell’utente. Noi lo abbiamo utilizzato per fare caching delle cartografie in modo da permettere la manipolazione delle mappe anche in assenza di connessione ad internet, questo è specialmente indicato per applicazioni mobile.